CasaleCoro


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vittime amianto


In Memoria delle Vittime dell'Amianto

C'era un trenino che dalla stazione portava l'amianto direttamente in stabilimento, tutto scoperto. Scaricavano l'amianto dal vagone grande, caricavano quei vagoncini e piano piano veniva su: attraversava tutta la città. L'amianto naturalmente era sfuso. Il trenino entrava direttamente nel reparto dove lavoravamo noi donne: gli uomoni lo caricavano direttamente sui carretti, senza precauzioni. Noi lavoravamo con il fazzoletto in testa, se no si era già bianche prima dell'età.
Si lavorava con delle macchine dette sfilettatrici, che erano state anche usate come cardatrici di lana. Avevano il compito di ovattare, di rendere soffice l'amianto, in modo che durante la lavorazione dei manufatti il cemento venisse assorbito meglio, come una spugna. Poi con dei ventilatori attraverso delle tubazioni veniva mandato dentro camere dove l'aria usciva tramite degli sfiatatoi sui tetti. In alto c'era solo una specie di rinvio che serviva a fermare un po' la polvere che usciva insieme all'aria, però nessun tipo di filtro. La polvere prima la si mangiava dentro la fabbrica e poi la si respirava anche fuori. Anche le vigne che c'erano intorno erano tutte bianche per la polvere.
Una fibra indistruttibile, facilmente lavorabile e capace di sfaldarsi quasi all'infinito, isolante, termica, elastica e molto resistente; di basso costo e di larghissimo impiego con centinaia di usi diversi. Questo materiale praticamente perfetto ha però una contraddizione: uccide chi lo lavora e può uccidere anche dopo molti anni chi è venuto in contatto, anche in modo limitato e casuale, con qualche sua microscopica fibra. Non uccide solo il cavatore o l'operaio che fabbrica prodotti che lo contengono: uccide l'edile che maneggia coperture di Eternit, come la lavoratrice tessile, come il fornaio, come chi fa riparazioni delle tubature di cemento-amianto degli acquedotti, come chi fa autoriparazioni, come il ferroviere, come il portuale che ha movimentato l'amianto; e uccide anche le casalinghe che hanno lavato le tute da lavoro dei mariti, i bambini che giocano nelle vicinanze di una fonte di inquinamento, i cittadini che vivono intorno alle fabbriche inquinanti.


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